GlusterFS e lo storage replicato diventa semplice

Disporre di uno storage replicato in tempo reale è una possibilità molto importante per garantire la continuità di servizio dei server aziendali. In particolare, se lo storage ospita delle macchine virtuali, sapere che queste sono copiate istantaneamente su due (o più) dispositivi hardware differenti rappresenta una gran sollievo, rispetto a scenari di cosiddetto “disastro”.

Esistono diverse tecnologie software e dispositivi hardware in grado di realizzare automaticamente la replica di uno storage. In passato abbiamo visto, ad esempio, come Synology offra questa possibilità sui NAS di fascia alta; per Linux esiste da tempo il servizio DRBD. Oggi però parleremo di GlusterFS, un software sempre per Linux mantenuto da Red Hat e reso popolare dalla diffusione delle tecnologie di virtualizzazione open-source (OpenStack in primis).

L’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello di una “replica” dei dati su due server diversi:

È possibile ottenere anche altri risultati, ad esempio un volume “distribuito” (che aumenta lo spazio a disposizione ma non offre garanzie di failover):

Qui è possibile vedere tutte le tipologie di volume supportate: GlusterFS Architecture.

Usando come base CentOS 7, installiamo i pacchetti GlusterFS su due macchine diverse “Node01” e “Node02”:

Abilitiamo il servizio e lo avviamo:

Da uno dei due nodi (ad esempio “Node01”) creiamo uno “Storage Cluster” aggiungendo il secondo nodo:

Su entrambi i nodi creiamo una cartella che ospiterà i dati. È opportuno che questa cartella corrisponda ad un volume separato e che il backend di dischi dei nodi sia equivalente, per non creare disallineamenti nelle performances. Per le finalità di test la cartella si può creare anche nella root del filesystem:

Sempre da uno dei due nodi (questo perché si “parlano”, quindi i comandi sono sufficienti da una sola macchina) creiamo il volume di replica, specificando un nome per il volume ed il percorso locale delle cartelle appena create:

Il setup è terminato ed è veramente semplice! Veniamo all’uso pratico: esporre questo volume replicato a VMware per ospitare le nostre macchine virtuali.

GlusterFS comprende un server NFS per esportare i volumi replicati. Il server è compatibile NFS 4.1 che VMware può montare in multipath. Ciò significa che automaticamente VMware userà uno dei due server rimasti in caso di guasto oppure li userà contemporaneamente (aumentando le performance) se sono entrambi disponibili.

Installiamo il servizio Ganesha su entrambi i server:

Configuriamo l’export del volume (facendo riferimento al server corretto):

Avviamo il servizio:

Lato VMware è possibile aggiungere datastore NFS 4.1 solo tramite vCenter oppure da riga di comando:

Et voilà, il datastore replicato è visibile da VMware e può ospitare le nostre VM:

Oltre la semplicità, il grande vantaggio di GlusterFS è quello di poter vedere sempre il contenuto delle cartelle replicate e di avere entrambi gli storage attivi ed accessibili:

Insomma GlusterFS funziona e si vede!

Sul piano delle performance NFS è leggermente inferiore ad iSCSI (parliamo di meno di 1 punto percentuale) ma, per gli storage ad alte prestazioni, dischi SSD e connessioni di rete a 10 Gbps garantiscono ormai velocità eccezionali.

 

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