La trasformazione digitale: una opportunità

Technoretail è il primo e unico quotidiano on line dedicato ai temi della digital transformation nel mondo del retail. Ecco la mia intervista a proposito di TickMe e cambiamento.

Avete lanciato TickMe, una soluzione tecnologica per punti cassa intelligenti. Ce ne può illustrare il valore aggiunto sul versante della customer loyalty?

Gli aspetti innovativi sono essenzialmente due: la registrazione differita e l’anonimato. Con TickMe, infatti, il cliente può registrare il proprio acquisto anche giorni dopo averlo effettuato e comodamente da casa: basta conservare lo scontrino. Niente più code alla cassa per lasciare i propri dati, quando magari si ha fretta di concludere lo shopping. L’anonimato, infine, consentirà a molte più persone di accedere ai benefici di un programma di fidelizzazione. Per noi, è il dispositivo (lo smartphone) che accumula i punti e non una “tessera” abbinata a una persona. L’abbinamento con un profilo Facebook o un’e-mail garantisce di non perdere i propri punti in caso di smarrimento del dispositivo, ma non è un obbligo per l’utente.

La vostra applicazione TickMe è stata premiata come soluzione più innovativa nella categoria “Progetto Disruptive”, in occasione della Call4Ideas “NextPOSition 2017” lanciata da Epson. Per la vostra software house, cosa ha significato e comportato questo speciale riconoscimento?

Epson collabora, in Italia, con centinaia di software house e migliaia di rivenditori e in un negozio su tre è presente una stampante fiscale Epson. Aver partecipato a “NextPOSition” e aver vinto il premio rappresenta, per noi, la conferma dell’ottimo lavoro che svolgiamo da anni per i retailer e per il riconoscimento della costante ricerca di innovazione. Andare avanti, “Go Ahead”, è un concetto che è nel nostro nome e la categoria “disruptive” è certamente quella che meglio ci rappresenta. Il premio ci ha dato visibilità e ci sta permettendo di far conoscere i nostri prodotti e servizi a un pubblico sempre maggiore.

A suo avviso, cosa rende particolarmente vincente, nell’ambito del retail moderno, una solution tecnologica? A quali parametri deve ispirarsi?

Ogni giorno, in Ahead, ci ispiriamo a tre linee guida: semplicità, integrazione e ricchezza di informazioni. L’informatica, per essere sfruttata al meglio, deve essere semplice, con passaggi chiari e facilities per ridurre al minimo i tempi di esecuzione di una data operazione. Questo è l’ambito dell’interfaccia utente, della cosiddetta user experience. Ma non basta: il negozio di oggi è colmo di dispositivi che devono essere integrati: il personal computer del back-office, i tablet per la vendita assistita, le stampanti di ricevute e di cortesia, i terminali di pagamento, i conta-persone, i videowall, le timbratrici, i software per le procedure di sede e molto altro ancora. Cerchiamo di rendere questo “ecosistema” il più integrato possibile, abilitandolo a uno scambio automatico delle informazioni e risparmiando lavoro al personale, il cui unico obiettivo deve essere la vendita. L’integrazione è la chiave per ottenere le informazioni. Un negozio di successo è tale se riesce a comprendere il comportamento dei propri consumatori, le preferenze di prodotto, le abitudini di acquisto. Faccio un esempio: integrando i conta-persone con le timbratrici e il software di vendita, si può scoprire, per esempio, che in una certa fascia oraria c’è maggiore affluenza di clienti e magari poco presidio di personale. Chi ha molti negozi fatica a tenere tutti questi parametri sotto controllo.

Qual è il suo parere in merito all’attuale digital transformation nel retail?

La trasformazione è fonte di preoccupazione, ma i cambiamenti sono anche il principio di grandi opportunità. Uno studio di Business Insider ha stimato in 3.500 il numero di negozi che chiuderanno negli Stati Uniti nei prossimi mesi. Circolano foto di giganteschi centri commerciali vuoti come cattedrali nel deserto. I consumatori si stanno spostando su Internet: iniziano, maturano o completano il processo di acquisto on line. Molti hanno risposto a questo cambiamento con l’e-commerce, un sito per vendere i propri prodotti. Ecco, secondo me, costoro saranno i primi a rimanere delusi, perché l’attuale digital transformation è qualcosa di molto più profondo che non la semplice ricerca di un sito per comprare. È necessario essere presenti on line tanto quanto lo si era prima nel mondo reale: pensiamo a un grande retailer che ha un negozio in ogni centro commerciale: è la catena stessa a beneficiarne acquisendo valore grazie alla sua notorietà. Come può lo stesso retailer essere presente solo con un sito di vendita? I canali digitali sono infiniti, differenti e ogni pubblico ha diverse aspettative. Per questo, parliamo oggi di omnicanalità. Il retailer di successo sarà colui che offrirà un’esperienza di acquisto continua e coerente tra realtà e mondo digitale, che sarà presente, visibile e riconoscibile. Perché solo con l’autorevolezza si può concorrere contro i big player del web, uno su tutti: Amazon.

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