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ASP.NET su Linux

Microsoft Love Linux (!) fino a qualche tempo fa sembrava impossibile, eppure oggi sembra proprio vero.

Che sia l’ennesima strategia di Microsoft per guadagnare quote di mercato è probabile, ma intanto vedere “girare” in modo nativo applicazioni C# su Linux è una bella soddisfazione. La cosa era già possibile in passato con Mono ma senza un supporto ufficiale. Oggi l’integrazione tra Visual Studio su Windows e Linux è notevole, la documentazione prodotta da Microsoft è ricca e piena di esempi.

Infine tutto questo è open-source e disponibile gratuitamente su GitHub.

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Storage Cluster con DRBD

Completo la serie degli articoli sull’alta affidabilità con il più classico dei sistemi di replica dello storage per Linux: DRBD.

E’ un progetto storico, iniziato moltissimi anni fa, che ha ormai raggiunto una maturità e stabilità significativa. La versione 8.4 consente di replicare un volume tra due nodi; la nuova 9.0 si definisce “SDS” Software Defined Storage e consente scenari più distribuiti fino a 16 nodi.

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High Availability Cluster

Un cluster di “alta affidabilità” è una coppia di server identici che agiscono come un singolo server per garantire la totale continuità in caso di guasto. Con un solo server tipicamente sono ridondati i dischi e gli alimentatori, ma gli altri componenti vitali (mainboard, processore o schede integrate) rimangono con un unico esemplare. Il cluster ci protegge dai disastri e permette al business di continuare, in modo trasparente, anche se uno dei due server è andato KO.

La virtualizzazione ha reso il clustering una pratica sempre meno diffusa: oggi un server virtuale può essere spostato a caldo (cioè senza mai essere spento) da un nodo fisico ad un altro, sfruttando le funzionalità di failover integrate, ad esempio, in VMware.

Ma c’è almeno un caso in cui il clustering è ancora indispensabile: lo storage.

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SCST: target iSCSI Linux ad alte prestazioni

Le SAN iSCSI sono sempre più diffuse ed il supporto per questo protocollo è ogni giorno più ampio, anche nei dispositivi NAS di fascia bassa. Comunemente si acquista un dispositivo dotato di un apposito firmware per creare un “target iSCSI”. Il “target” rende disponibile una o più “LUN” collegate ai volumi disco sottostanti.

Una volta che il “target” è pronto, tramite comune cavo Ethernet e protocollo IP, è possibile presentare gli utilizzatori “initiator”, come ad esempio dei nodi VMware.

Meno diffusa è la creazione di un “target” su un server Windows o Linux, per condividere i dischi locali ad altri utilizzatori. Possono esserci molte ragioni per farlo, rispetto all’uso di un dispositivo integrato: topologia della rete, necessità di strumenti avanzati di replica, gestione, riutilizzo di risorse già esistenti, contenimento dei costi…

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